“La fortuna con l’effe maiuscola” per i meno fortunati

10 ottobre 2008

Sabato 17 e domenica 18 maggio al Teatro Bolivar di Napoli l’associazione teatrale Istrione ha messo in scena La Fortuna con l’Effe Maiuscola di E. De Filippo e A. Curcio riadattata e diretta da Fulvio Tarantino, attore protagonista nei panni di Giovanni Ruoppolo. Spettacolo di beneficenza realizzato grazie alla UIL Campania per il progetto “La Scuola dei Mestieri” che ha l’obiettivo di costruire a Karunina, in Kenya, una scuola per i giovani africani. Forse è stata una scelta casuale quella di presentare per l’occasione proprio questa commedia, eppure, a tale scopo, nessuna affermazione fu mai così veritiera: “la vera galera è la miseria” scrive Eduardo in chiusura dell’opera, con un esplicito riferimento alle condizioni di povertà in cui è costretta la famiglia protagonista della pièce. Quella condizione che vincola le scelte, che inibisce l’impulso alla libertà o all’idea di essa, è tuttavia una povertà dignitosa ed onesta, che non si sottrae agli sguardi altrui, è invece fieramente trasparente.In tre atti di sano umorismo Eduardo inscena i livelli della miseria: culturale, umana, sociale. Una miseria che incatena i desideri, li ridimensiona e li adatta ad una realtà più piccola, meno esigente, che l’uomo accetta con pacata rassegnazione. È dallo sconvolgimento di questi equilibri che si scatena l’amara comicità dei personaggi alimentata da giochi linguistici di grande effetto, di cui Eduardo è maestro indiscusso. Temi e personaggi classici del suo teatro interpretati da attori simpatici nella loro poco naturale tensione al personaggio, di cui talvolta erano evidenti le forzature.

Fra tutti spiccano per bravura Fulvio Tarantino, che ha interpretato Giovanni Ruoppolo e il comicissimo e giovanissimo Valerio Di Tella, Enricuccio. Le sit generate dai due personaggi sono state infatti quelle dalla resa comica e umoristica più efficace, nel primo per l’originalità dell’interpretazione, l’attore-regista, infatti, non ha mai provato ad imitare l’autore dell’opera, nella gestualità tantomeno negli atteggiamenti, ciò ha conferito al suo ruolo una personale autenticità ironica per questo più immediata e meglio sentita dal pubblico.

Valerio Di Tella, vivace e spontaneo, ha dato prova di grande bravura nell’interpretazione di Enricuccio, il ragazzo accolto in casa Ruoppolo come un figlio, che con la sua finta stupidità funge da specchio reale e sincero della povertà, dell’amore e del rispetto incondizionati verso i valori familiari. Spassoso nelle scene in cui, dopo un trauma sopraggiunto a causa di uno spavento procuratogli da tre colpi di pistola, il ragazzo perde la parola e cerca di esprimersi con versi  e gesti eloquentissimi trascinando il pubblico in un fragore di risate.

Emozionante la chiusura dell’opera in cui Giovanni Ruoppolo confessa il suo reato liquidando lo scotto della sua fortuna, perché la Fortuna pare abbia un prezzo che nessuno può esimersi dal pagare e nessun carcere può esser paragonabile alla vita senza possibilità, senza margini di scelta, che fino ad allora aveva segnato i suoi anni.

I complimenti a Federica Guidetti direttore di scena, in particolare per la creazione di un perfetto equilibrio fra gli spazi interni ed esterni alla casa, conferendo verosimiglianza alla dinamicità delle entrate e alle uscite dei personaggi, così come alle vicende che si svolgevano fuori da essa.

Imma Colella